Amstrad PPC640

Con questo articolo si apre la sezione Glorie del passato, e quel che mi accingo a trattare è effettivamente un vecchia gloria: mi sto riferendo all’ Amstrad PPC640, modello superiore rispetto al PPC512.

Si tratta di portatili, o meglio sarebbe definirli trasportabili, datati 1987 prodotti da Amstrad con l’intento di fornire un prodotto che potesse essere utilizzato dal professionista anche lontano dall’ufficio; oltre che poter essere alimentati a corrente, infatti, questo computer era fornito di cavo per accendisigari e vano batterie. E questo era uno dei punti dolenti: ospitava ben 10 batterie torcia che consentivano un utilizzo di un’ora scarsa. Un esborso notevole in termini economici e, trattandosi di un portatile, un aumento di peso che si faceva sentire. Ma sebbene questo potesse essere un ostacolo che l’utente avrebbe potuto superare, presto si sarebbe scontrato con la scarsa qualità del display: un LCD da 9 pollici la cui leggibilità era talmente scarsa da risultare quasi inutilizzabile in alcune condizioni.

Nella foto 1 potete vederne due colorazioni: il PPC512 era il begie, mentre il grigio era il PPC640. Sostanzialmente uguali si distinguevano per il quantitativo di memoria ram, 512 per uno e 640 per l’altro, e per la presenza di un modem integrato nel modello superiore; questo poteva garantire l’accesso alle banche dati e BBS con gli standard v21, v22, v22 bis and v23.

Entrambi erano mossi dal processore NEC V30, corrispettivo dell’ Intel 8088, a 8bit operante alla frequenza di 8Mhz: secondo i test dell’epoca, il processore NEC garantiva rispetto all’Intel un incremento del 20% sulle prestazioni pure della CPU.

I due modelli erano dotati di floppy da 3”1/2 720K, era possibile richiedere l’installazione di un secondo floppy o di un HD interno da 10 o 20 MB sul modello superiore.

Per quanto riguarda le connessioni, invece, i pc ospitavano una porta Centronics, una RS232, CGA Monitor, Porta di espansione A (25 poli ma appena più grossa di una parallela) e B (37 poli standard RS494)

Ma quel che maggiormente ha attirato i favori del pubblico è stata la tastiera full-size qwerty.

In un periodo in cui i produttori inziavano ad affacciarsi sul mercato mobile, ognuno proponendo il proprio stile di portatile, sicuramente Amstrad riuscì ad uscire dagli schemi portando sul mercato un prodotto che faceva avvicinare in modo eclatante i due mondi dei desktop e dei notebook. Inoltre, rispetto alla concorrenza, il prezzo cui questo prodotto veniva proposto era sicuramente allettante riuscendo ad attirare su di sé anche gli sguardi di chi un Toshiba non poteva permetterselo. Sul suolo americano, infatti, il PPC640 veniva proposto ad un prezzo di circa 700$ per il modello base, che convertiti in Lire secondo il
cambio del periodo equivalevano a circa 1.750.000Lire.

Da possessore attuale del modello PPC640, posso dirvi che riutilizzare questi sistemi è un’emozione incredibile, che riporta agli albori dell’informatica in cui tutto si digitava da riga di comando; soltanto con l’avvento del DOS 5.0, infatti, si riuscì ad avere un’interfaccia “grafica” in ambiente DOS per la gestione dei
file.

Per chi fosse interessato, riporto alcuni link presso cui trovare ulteriori informazioni:
http://www.mumoh.com/blog/?p=38
http://www.old-computers.com/museum/computer.asp?c=195