Milano violenta…

Che a Milano ci siano problemi di ordine pubblico non lo scopriamo sicuramente oggi. Però mi pare che la situazione si stia aggravando con una preoccupante velocità.

Personalmente posso riportare la cronaca di un banale lunedì pomeriggio di fronte alla stazione Milano Centrale.

Innanzitutto, nel piazzale antistante è praticamente impossibile trovare un posto dove sedersi. Ogni angolo praticabile pullula di personaggi di ogni tipo, vestiti come improbabili rapper (la quasi totalità è africana) e con lo smartphone in mano.

Immigrati regolari? Clandestini? Rifugiati? Migranti provvisori? Non ne ho la minima idea. So solo che nessuno fa assolutamente un cazzo se non parlare al telefono, guardare il telefono, scrivere col telefono e fumare.

La cosa simpatica è che in 25 (VENTICINQUE) minuti di permanenza su uno di questi improvvisati “sedili” ho assistito a ben due risse.

La prima tra nordafricani ubriachi, apparentemente per un complimento a una donna. Dopo botte da orbi sono arrivati due (poi tre) poliziotti della “Locale” che hanno separato e disperso tutti i contendenti.

Trascorsa nemmeno mezz’ora è ripartita la bambola: stavolta i pugili erano tutti dell’Africa sub-sahariana ed è stata ancora più selvaggia con pugni, calci etc. Anche perché a quel punto non s’è più visto un poliziotto per diverso tempo e i “duellanti” sono stati separati da altri conti, baroni e margravi loro pari.

Tutto qua.

Pareri e Pensieri - Milano violenta

Firenze e i locali notturni

Parola d’onore, una volta tanto non mi interessa fare un post polemico ma le cose vanno dette e io le dico.

PRIMA PARTE: Esterno notte, sabato.

Sabato scorso ero con amici in piazza Santo Spirito che fra l’altro mi è mai stata cordialmente antipatica ma, romanamente, #sticazzi: andiamo avanti.
Alle 21:40 ci sediamo al Pop Cafè, ordiniamo una birra, ce la portano, la paghiamo e ci mettiamo a chiacchierare. Alle 22:45 tentiamo di ordinare un altro giro ma la cameriera ci dice che non effettua più il servizio al tavolo e che dobbiamo andare a prendercela dentro. Di sabato. D’agosto. In Santo Spirito. Con 2.000 persone. Ci alziamo e andiamo a fare un giro. Caramboliamo dietro a Borgo SS Apostoli, bar Amblé. Anche qui non c’è servizio quindi ci tocca a prendere la birra e portarla al tavolo. A mezzanotte e mezzo ci vengono anche a dire (birre ancora a metà, sul tavolo) che bisogna andare via perché chiudono.

popcafe

SECONDA PARTE: Esterno notte, martedì.

Martedì scorso ero con amici in via dell’Agnolo. Alle 21:30 ci sediamo al Virgin Pub, ordiniamo birra e vino, ce li portano e ci mettiamo a chiacchierare. Dopo un po’ ordiniamo un bicchiere d’acqua: servito. Poi patatine: servite. Poi ancora acqua: servita. Poi un altro giro di birra e vino: serviti etc. E con prezzi onestissimi.

virgin-rock-pub

Io non voglio saltare a conclusioni affrettate ma maremma impestata…

Se ‘sto lavoro lo volete fare, fatelo bene.

Altrimenti fate altro.

10 cinici punti sul tema “mamme egocentriche e web”

Sento il bisogno di scrivere qui un breve post dopo tanto tempo perché mi pare che nessuno stia dicendo davvero la verità sull’atteggiamento dei genitori (con una buona prevalenza di mamme) che postano le foto dei propri figli su web/social.

La questione è in realtà più semplice di quanto sembri, se si è disposti a dire le cose senza peli sulla lingua: a dire cinicamente come stanno davvero le cose.

Ecco come funziona la cosa in 10 semplici punti:

  1. Premessa necessaria: diventare madre è senza dubbio un’esperienza meravigliosa e appagante ma non è necessaria né obbligatoria. L’assioma secondo cui una donna che non partorisce è “donna a metà” è una vecchia sciocchezza.
  2. Se sei madre/padre non sei automaticamente migliore o più intelligente di chi non lo è. Ne consegue che se sei madre/padre non sai automaticamente gestire i tuoi figli meglio di chiunque altro. Dovresti imparare ad ascoltare i consigli, anche fuori da ambienti autoreferenziali costruiti per mamme e gestiti da mamme.
  3. C’è una disgustosa necessità patologica di mostrarsi, farsi selfie, esibire, far sbavare, ostentare viaggi, farsi desiderare, recitare la parte della persona di successo, far credere di essere felici etc.
  4. La malattia descritta nel punto 3 è triste ma può risolversi senza particolari problemi se circoscritta a voi adulti. Uomo, vuoi fare il “maiale”? Va benissimo. Donna, vuoi fare la “zoccola”? Va benissimo.
  5. Se il comportamento descritto nel punto 4 coinvolge in qualche modo i vostri figli (specialmente i minorenni) allora tale vostro comportamento è parecchio egoista e voi avete indubbiamente il cervello bacato.
  6. Se si fa notare a un genitore che postare le foto dei figli non è necessario e che sarebbe bene evitare tale pratica, spesso la risposta sarà identica a quella di un drogato al quale si tenta di togliere la sostanza che gli dà dipendenza; è un comportamente ossessivo-compulsivo che si riscontra drammaticamente più spesso nelle donne.
  7. L’ignoranza, quando unita alla presunzione, è ancora più devastante. Il web è pieno di casalinghe convinte di saper gestire la privacy di ciò che pubblicano nei forum, sui social o in quella trappola infernale che risponde al nome di WhatsApp. Magari solo perché avete imparato con un tutorial su YouTube come impostare due bischerate nelle opzioni.
  8. A proposito del punto 7… Mamme, fatevelo dire: WhatsApp vi sta sfuggendo di mano. Anche se continuate a negarlo perché negare è più semplice che ammettere, WhatsApp vi sta sfuggendo di mano. Voi, le amiche, l’amante, i parenti, l’ex che ancora vi fa venire i bollori, i gruppi con le altre mamme…
  9. Come diavolo pensate di poter insegnare ai vostri figli l’utilizzo consapevole di determinati mezzi di comunicazione se per debolezza e orgoglio non comprendete i vostri errori nemmeno quando vi vengono fatti notare, rifiutandovi di ammettere la vostra crassa ignoranza?
  10. Ricordatevi che rispondere ad argomentazioni tecniche con frasi (spesso sgrammaticate) tipo “BASTA ALLARMISMOOO”, “Allora non dovrei portare mia figlia nemmeno al mare” o “Il vero pericolo sono i preti!” denota la vostra enorme idiozia. Fatevi un favore: pensate prima si scrivere.

 

Vediamo quanta gente riesco a far arrabbiare.

Lamberto Salucco

 

Un’opinione diversa sul caso Forteto

Non ho alcuna intenzione di difendere nessuno, non è il mio lavoro e non è nemmeno il mio hobby. Ma detesto le strumentalizzazioni.

In questa vicenda del Forteto ci sono molte cose da chiarire e questa non è la sede adatta ma due cose mi hanno fatto riflettere:

  1. I ragazzi che fanno parte della cooperativa e che mandano avanti tutta la baracca non c’entrano assolutamente nulla con le note vicende giudiziarie. Non capisco quindi il pornografico accanimento dei soliti giustizialisti. Il massimo che potrebbero ottenere è di far perdere lo stipendio a persone che in questa storia non hanno responsabilità.
  2. Il caso “Girellone” è esploso sul web esclusivamente perché associato al marchio Forteto. Ne è prova il fatto che quando venne ritirato il salame Coop (qui il link) per lo stesso problema, i giornali se ne disinteressarono tranquillamente.

Quindi? Quindi nulla. Non è questo il luogo dove tirare le conclusioni e io non sono sicuramente la persona più adatta. Ma questi sono dati di fatto e a me piacciono le cose vere.

Luccio

Un caffè al Goal Bar di Firenze

Ore 11:40, piazza Beccaria.

Oggi prendere un caffè col mio amico Filippo non è stata una cosa facile. Alle 11:40 (!!!) tutti i tavoli sono già apparecchiati per il pranzo e la scelta è o stare in piedi o gli sgabelli al secondo banco. Già questa mi pare una cosa poco intelligente ma optiamo per gli sgabelli e prendiamo due caffè. Accanto a noi ci sono altri due clienti. Dopo venti minuti una cameriera invita noi e le altre due persone a uscire dal bar perché devono apparecchiare anche lì per il pranzo. Nel bar non c’è nessuno, i tavoli apparecchiati sono vuoti. Imbarazzante. Commentiamo fra noi che ci pare una cosa folle e un’altra cameriera si lamenta del fatto che ci siamo lamentati.

Caro Goal Bar, non mi vedrai mai più.