La RAI corregge il tiro

Dopo le polemiche più che giustificate di questi ultimi giorni, la RAI fa marcia indietro, o meglio, corregge il tiro e fa marcia indietro in materia di computer, tablet e smartphone inerentemente il pagamento del canone.

 

Pare che il clamore suscitato, almeno questa volta, abbia portato al risultato che gli utenti si auguravano ossia della non applicabilità del canone radio-televisivo ad apparati informatici.

 

Nella lettera che la Direzione RAI ha spedito al ministro si legge che i computer non dotati di sintonizzatore tv sono esenti dal pagamento della tassa, come di conseguenza lo sono tablet e cellulari evoluti. Questo parrebbe quindi mettere al sicuro lo streaming delle trasmissioni che rimbalzano da un server all’altro percorrendo migliaia di miglia intorno al globo prima di arrivare sui nostri monitor.

 

Ma quel che ancora rimane da capire è come si possa pretendere il pagamento di un canone per la visione di canali il cui numero, in percentuale con le altre emittenti, rasenta il ridicolo. Mentre 50 anni fa esisteva effettivamente soltanto la RAI, ai giorni nostri abbiamo solo l’imbarazzo della scelta sul programma da guardare. Cosa più giusta sarebbe portare le trasmissioni RAI sul digitale criptato e farne pagare la visione in abbonamento, cosa che come tutti sanno avviene già con Sky e MediaSet.

 

A questo punto non mi stupirebbe se al momento dell’acquisto di un apparato TV mi venissero chieste le generalità, violando la mia privacy, per poi passarle a RAI per l’invio della richiesta di pagamento. D’altra parte questa era un tecnica in uso non troppi anni fa e niente vieterebbe, stando così le cose, di autorizzare la RAI alla violazione della nostra privacy.