La ridondanza nella lingua italiana – Parte prima

Mi pare ormai assodato che il livello medio intellettivo delle persone sia in calo vertiginoso.
Questo porta ovviamente a un impoverimento delle idee che vengono trasmesse mediante espressioni sempre più elementari.
In soldoni: hai poco da dire e lo dici anche male.


Quando c’è poco da dire è appunto generalmente preferibile dire poco o addirittura stare zitti.
Invece cosa succede?
Meraviglia! Si farcisce il dialogo allungando il brodo!
La ridondanza (tanto cara agli esperti di informatica) diventa come per magia una soluzione alla brevità del discorso esattamente come quando a scuola un tema troppo breve veniva scritto con caratteri più grandi o andando continuamente a capo per farlo sembrare più lungo.
Ecco che iniziamo a trovare ovunque (relazioni, articoli, interviste, libri) espressioni idiote come:

– “salire su” (è possibile salire giù?)
– “scendere giù” (è possibile scendere su?)
– “entrare dentro“(è possibile entrare fuori?)
– “uscire fuori” (sebbene sia attestata da secoli mi chiedo se sia possibile uscire dentro)
– “cacciare via” (è possibile cacciare vicino?)
– “buttare giù” (quando si intenda “abbattere”) etc…

Il trucco è aggiungere qualcosa (non dannoso ma inutile) a un verbo che già spiegherebbe autonomamente il concetto da esprimere.