Lavoro: la saturazione di un settore

 

Non affronterò il problema della crisi economica, ma vi mostrerò come un mercato florido come quello dell’elettronica di consumo richieda persone esperte in grado di seguire il cliente pre e post-vendita. In ambito informatico tale richiesta è stata altissima ma, a causa di svariati motivi, siamo tornati al punto zero. Vediamoli insieme.

 

Curo il mondo dell’informatica ormai da quasi 20 anni e penso di essere stato uno dei primi ad avere un PC in casa; ero alle media con il mio MSX Philips VG8010 e ricordo ancora le espressioni del professore di educazione tecnica quando, illustrando poche righe di programma scritte sulla lavagna, si sentiva dire da un moccioso di 12 anni che il risultato sarebbe stato un “Syntax Error”. E così era. La passione mi stava prendendo ma per svariati motivi non ho potuto seguirla alle superiori da studente, bensì come appassionato.

Comunque sia, sono riuscito a farne un lavoro e mentre allora andavo ad aiutare amici e colleghi di mio padre con il computer, adesso lo faccio per svariati clienti in qualità di dipendente di una grossa società. Non sono programmatore e non ho conseguito alcun titolo, ma qualche qualifica arriverà nei prossimi mesi.

 

Nonostante questa mia mancanza di titoli, a fine anni ’90 non avevo difficoltà a trovare lavoro e addirittura potevo permettermi di decidere di licenziarmi alla ricerca di qualcosa di meglio: lo avrei trovato in un paio di mesi al massimo.

All’epoca i PC ancora non avevano preso molto piede e si stava assistendo ad un salto generazionale in cui i vecchi Commodore 128 e Amiga lasciavano il passo a ben più performanti computer.

 

Poi il mercato ed il crollo dei prezzi hanno reso possibile l’avvicinamento al mondo dell’informatica di un sempre maggior numero di utenti. Mentre questi utenti all’inizio venivano in negozio con aria titubante quasi stessero entrando in un sexy shop di nascosto alla moglie, nel corso dei mesi e degli anni sono diventati una sorta di luminari. Il loro scibile informatico ha toccato livelli tali da riuscire ad illuminare anche gli amici, e questi a loro volta venivano in negozio sostenendo tesi a dir poco ridicole convinti che la fonte delle loro informazioni fosse una sorta di oracolo (in realtà era il cliente del sexy shop di poco sopra).

 

Le aziende, all’epoca, leggevano il curriculum e decidevano di mettermi alla prova ed io ero conscio del fatto che la prova si sarebbe trasformata in tempo indeterminato; conoscevo la materia, ero una persona seria e avevo voglia di lavorare: ero il commesso/tecnico perfetto.

 

Purtroppo il numero degli illuminati è aumentato a dismisura ed ha portato alla creazione di un vero e proprio esercito di “tecnici”, quelle persone che avendo risolto il problema dell’amico ritenevano di poter lavorare in questo settore pur essendosi avvicinati all’informatica magari solo da alcuni mesi.

Le aziende leggevano il loro curriculum, le mettevano alla prova e per sfortuna dell’azienda stessa in quel periodo di prova non succedeva nulla che potesse conclamare l’IGNORANZA magistrale del neo-assunto.

 

Entrando da Mediaworld, Euronics, Saturn, Trony ed avendo un discreto bagaglio informatico alle spalle cerco quasi sempre di evitare la presenza di un addetto quando attraverso il reparto informatica. Vi assicuro che quel che spesso sento uscire da quelle bocche rasenta la bestemmia, in molti casi riescono a superarsi contraddicendo quanto appena espresso e il cliente, inesperto in materia, non se ne rende conto. Il brutto è che al momento dell’assunzione non era presente nessuno che potesse saggiarne le capacità e le competenze.

 

Nel 2012 finalmente, in verità da un paio di anni o tre, le aziende hanno deciso che per non rischiare di circondarsi di una mandria di emeriti ignoranti (prendete il lato etimologico del termine, vi prego) quel che debba essere chiesto è un titolo, il famoso pezzo di carta in cui si certifica che “sai fare qualcosa”; poi con la pratica il resto arriverà da sé.

 

Sensazione di dejavù? Vi ricorda per caso l’ambiente dell’edilizia? Vi siete mai domandati come mai le case di adesso siano “fatte peggio” di quelle di un tempo? Non consideriamo le eventuali tangenti e le gare di sub-appalto, ma prendiamo in esame esclusivamente la manodopera: se metti una cazzuola in mano ad una persona questa non diventa automaticamente un muratore, e ci sono alcuni che non riescono a diventare nemmeno manovali.

Vuoi per incapacità, vuoi perchè non capiscono quel che gli viene detto, il fatto è che dopo nemmeno due anni una nuova costruzione si trova con i pannelli in pietra serena che si staccano dalle colonne per un’errata applicazione dei materiali collanti.

 

In ambito informatico è accaduta un po’ la stessa cosa con la differenza che adesso mi trovo a leggere annunci con richieste assurde quando il lavoro vero e proprio è staccare un pc per spostarlo in un’altra stanza.

Un perito informatico, senza nulla togliere a tutti gli argomenti con cui potrebbe erudirmi, non è detto che sappia configurare un pc “da zero”; non può conoscere le varie problematiche che si affrontano su un posto di lavoro e, davanti a loro, arriverà sicuramente più impreparato di me.

 

La grande distribuzione, poi, ha dato il colpo di grazia ad un settore economico come quello dei negozi al dettaglio dove, invece, era molto più probabile trovare qualcuno con le “skills” adatte al lavoro svolto.

Il negozio dove trovare lo smanettone non esiste più, oramai si vende tutto sul web e si chiede consiglio all’amico; e l’amico perderà ore di sonno pur di trovare la configurazione (assurda) in cui i componenti saranno assemblati a casaccio.

 

Per concludere: in un punto vendita della grande distribuzione ho sentito chiedere da un cliente come mai alcuni router avessero due antenne ed il commesso, bello come il sole, ha risposto che la seconda entra in funzione in caso la prima non superi i controlli interni dell’apparecchio, “una specie di ruota di scorta automatica, per dirlo in termini semplici”… Sei semplicemente un ignorante, come ignorante è chi ti ha assunto.