Ma anche no

“Ma anche no”: una delle espressioni più cretine degli ultimi tempi e ovviamente entrata subito nella top ten dei modi di dire più utilizzati.

 

Come se ciò non bastasse è anche ritenuta simpatica e divertente, forse perché (si vocifera) diffusa dalla Gialappa’s Band.

 

Esistono contesti nei quali questa locuzione può essere tollerata: “La macchina rossa potrebbe pesare molto più di quella verde ma anche no“. In questo caso significa “ma potrebbe anche non essere vero“: non elegante ma tollerabile.

 

L’utilizzo odioso e atroce è invece il seguente:
– “Ti interessa questo cellulare? Te lo vendo per 900 euro!
– “Ma anche no!
Qui il significato è “Nemmeno per idea” oppure “Puoi scordartelo” ed è ributtante.

 

L’emittente televisiva La7 ha appena lanciato un programma dell’ottimo Antonello Piroso che si chiama proprio “Ma anche no“. D’altra parte è comprensibile: si utilizzano parole che la gente conosce, riconosce e (evidentemente) apprezza.

 

Ecco: il problema sta proprio qui. Non è colpa di chi “cavalca l’onda” in questo caso ma di tutti quelli che la generano e che ne alimentano la portata.
Oltretutto utilizzare queste espressioni prefabbricate rende il linguaggio simile alle costruzioni Lego: tutti usano normalmente gli stessi “mattoncini” che però ultimamente non sono rappresentati da parole ma da vere e proprie frasi.

 

Questo rende tutti i discorsi simili e ciò mi annoia e mi infastidisce terribilmente.

 

Spesso infatti sono già costretto ad ascoltare concetti poco originali, politicamente corretti e drammaticamente “uniformi”.

 

Mi piacerebbe che questi concetti venissero almeno espressi usando parole interessanti.