Tutto troppo social

E’ un secolo che non scrivo su P&P e questa sera lo faccio per descrivere come vivono i genitori 2.0 delle classi elementari in questa prima metà del 2015.

Mio figlio ha 6 anni e sta frequentando la prima elementare, la primogenita invece va in quarta: non potete immaginare il salto generazionale e tecnologico insito in tre soli anni di differenza.

Adesso WhatsApp la fa da padrona, installato in ogni dove e su qualsiasi smartphone iOS, Android o WP. Ma il problema non è tanto il software quanto chi lo usa. In taluni casi è come dare un AK47 in mano ad un bambino: prima o poi qualcosa succede.

Bene, oggi le mamme chattano con WhatsApp, fissano con WhatsApp, si scambiano le foto (della stessa festa in cui siete presenti anche voi) con WhatsApp, organizzano eventi improbabili con WhatsApp, si passano i compiti con WhatsApp.

Non potete immaginare quel che possa succedere in una chat fino a che non vi ci trovate dentro perché, purtroppo, il vostro numero gira, è conosciuto: l’amico del cugino dello zio di un bambino è “casualmente” colui che porta a scuola il compagno di banco di vostro figlio il quale, per sfoggiare la propria memoria recita a memoria il vostro numero di telefono che viene immediatamente registrato, catalogato, inventariato e invitato nel gruppo di WhatsApp.

Il problema principale di questi servizi di messaggistica è sempre il medesimo: cosa avrà voluto dire con quella frase? Non si vede l’espressione, non si sente il tono della voce e tutto viene frainteso.

 

Episodio clamoroso: la “pizzata” prima di Natale.

Solita catena infinita di messaggi per fissare fin da alcune settimane prima dell’evento (penso fosse metà Novembre) questa benedetta pizzeria ove potersi ritrovare a fare baldoria insieme ai bambini (e i figli chi li guarda?). Viene scelto il locale, viene scelto il menu fisso per essere serviti più velocemente: pizza e dessert. Viene fatto presente che forse per i bambini più che il dessert sarebbero indicate patatine fritte ma la risposta è tanto unica quanto perentoria: “Non è un ristorante di lusso, le patatine non le fanno”.

Lusso? Ma se le fanno dal lampredottaro di piazza Puccini!

 

Altra catena infinita per la festicciola scolastica in occasione della recita natalizia:

– Io porto le patatine…
– Io porto le bibite…
– Io porto i succhi…
– Io il popcorn…
– Tu (a mia moglie) porta 400 piattini di plastica.

Magari portare anche qualcosa da metterci dentro non sarebbe male.

– 400 saranno anche troppi non credete?
– … vabbè … (fa un’altra mamma) … porterò anche un pandoro.

Aaaahhhh, ora sì che abbiamo come sfamare 27 bambini con relativi genitori, fratelli, sorelle ed eventuali nonni presenti.

I messaggi, in qualsiasi occasione e per qualsivoglia str… motivo, possono arrivare in qualsiasi momento, poca differenza fa il fatto che siano le 6 di pomeriggio o la mezzanotte. Ogni tanto capita che, dopo alcune ore di silenzio radio solitamente dovute a qualcosa di frainteso che deve essere analizzato dai computer della NASA prima di poter fornire una risposta, TIN TIN. Guardi l’ora e vedendo che è mezzanotte pensi: ma non hai altro da fare che scrivere str… qualcosa qui su WhatsApp? Ma tipo leggere un libro, guardare un film, del sano sesso…? No, devi scrivere su WhatsApp che l’animatrice chiede 100 euro per intervenire alla festa.

Mi sorge spontanea anche un’altra domanda: che questi bambini abbiano inventato il teletrasporto? Che senso ha perdersi in mille conversazioni quando basta vedersi all’entrata o all’uscita della scuola?

Eppure ancora resisto e non installo WhatsApp, benedicendo il fatto che ancora non abbiano scoperto che le stesse cose si possono fare anche con la chat di FB.