UE e privacy: è il periodo anti-Google

E’ un dato di fatto: a cadenze quasi regolari la commissione europea deve trovare qualche colosso, solitamente americano, contro cui schierarsi quando per un motivo, quando per un altro. Ma il brutto è che talvolta spunta qualche giudice che riesce anche a dare ragione alla UE… possibile?

 

Anni fa successe con MicroSoft, tacciata di comportamento sleale nei confronti di altre software house, per il semplice motivo che forniva il browser all’interno del sistema operativo. Poi sempre MicroSoft, anche questa volta sleale perchè fornisce il Media Player all’interno del sistema operativo. Poi ancora MicroSoft perchè non dice all’interno di Windows che esistono altri prodotti della concorrenza simili ai propri… Insomma una volta che qualcuno ci regala qualcosa spunta un pirla di parlamentare europeo cui non va bene la questione.

 

Il problema in quel caso era dovuto al fatto che MS, fornendo gratuitamente alcuni dei propri prodotti, avrebbe invogliato l’utente a non comprare soluzioni di terzi. Beh, è come se il presidente Napolitano venisse a vietarmi di comprare una Ford perchè mi fanno più sconto della Fiat e questo è sleale… Ma per piacere…!

 

Nonostante l’assurdità della questione, l’UE è riuscita a vincere la causa (purtroppo, perché se ci avessero battuto la testa mi avrebbe fatto molto piacere) infliggendo a MicroSoft una multa colossale.

 

Come alcuni di voi sapranno Google ha acquisito Motorola; potrebbe sembrare un’operazione normalissima in cui un gigante acquisisce un’altra azienda per fornire ulteriori servizi. Costo dell’operazione stimato intorno ai 12 miliardi di dollari. Bene, l’UE tanto per non smentirsi ci “ficca il naso” dicendo che l’operazione potrebbe anche non essere fattibile in quanto potrebbe “stroncare” la concorrenza. Sarebbe come impedire alla Fiat di potersi fare le gomme da sola, tanto per fare un esempio.

 

Finalmente, dopo alcuni mesi di “studio” l’UE decide di dare il via libera all’acquisizione dichiarando: “siamo arrivati alla conclusione che questa transazione non solleva problemi in merito alla concorrenza”. Aggiungono però una postilla che non tutti riportano: Google non potrà utilizzare i brevetti di Motorola per intentare cause alle società che ne fanno uso (improprio?). In compenso Apple riesce a brevettare un’azione: “struscia per sbloccare”, Slide-to-unlock.

 

Probabilmente però, l’aver dato il via libera senza imputare alcuna multa nei confronti di Google li ha fatti “rosicare” tanto che qualcuno ha pensato bene che le nuove norme sulla privacy non fossero in regola e conseguentemente provvedere ad aprire un’inchiesta in merito. Fino a qui niente di male se non fosse che le nuove regole non sono altro che un riassunto delle precedenti con la differenza che adesso sono raccolte in un documento unico di un paio di pagine; probabilmente alla Commissione Europea il dover consultare tutti i documenti relativi alle varie applicazioni avrebbe pesato, ma adesso che Google ha fatto il riassunto gli hanno dato una sbirciatina.

 

Quel che Big G dice dal primo di Marzo è esattamente la stessa cosa che diceva fino al 29 Febbraio; anzi lo dice meglio perchè adesso con due sole pagine riesco a sapere come verranno trattati tutti i dati attraverso le varie applicazioni Google, da gMail a gMaps, da YouTube a Picasa a Google+ … Dov’è il problema?

 

Semplice, l’UE ha dichiarato che spesso gli utenti non leggono le informative fornite loro in materia di privacy per l’applicazione utilizzata e che per questo, a quanto pare, debba essere perseguito il fornitore del servizio.

 

Io ritengo che se un “utonto” non legge le notizie relative al trattamento dei propri dati dovrebbe essere applicata la regola del “tacito assenso” e sgravare la società emittente il servizio da ogni azione legale intentata dall’utonto stesso. Non si può dire “ma io pensavo che funzionasse diversamente…”: informati e se non ti va bene non utilizzi il servizio, punto!

 

No, in Europa dobbiamo fare i fighetti che stanno attenti alla privacy ed alla sicurezza dei dati personali contro Google perchè Google li fornisce a società terza per fini sconosciuti… Ma ri-fatemi il piacere! Ecco quanto si legge in merito nel documento di Google: “Forniamo dati personali alle nostre affiliate o ad altre aziende o persone fidate affinché li trattino per noi in base alle nostre istruzioni e nel rispetto delle nostre Norme sulla privacy e di altre eventuali misure appropriate relative a riservatezza e sicurezza“.

 

Per spiegare la cosa: sarebbe come fare causa al vostro concessionario perchè ha fornito il vostro nome e cognome all’officina che deve ripararvi la macchina… Anche se l’officina lo utilizzasse poi per altri scopi, a dover essere perseguito non dovrebbe essere il concessionario ma l’officina!

“No” dice l’UE, “perchè a fornire i dati è stato Google e poi si sa che “chi fa la spia non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù…”

 

Per chi volesse approfondire il documento di Google lo trova qui; capirete se avete già utilizzato i suoi servizi che altro non è che un riassunto di tutte le norme precedenti; alla fine Big G dice che utilizzerà il vostro account per mandarvi a casa venditori di pasticcini, riviste, spazzoloni, ammennicoli, spazzacamini, aspirapolveri, lampadine, tv, computer, protestanti, cristiani, cattolici… e se avrete inserito anche il vostro numero di telefono sarà più facile per loro contattarvi per prendere un appuntamento.